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Questo corso non si esprime secondo la
didattica tipica di corsi a pari tema. Non descrive, per esempio, i compiti
di un amministratore o le norme statutarie di un congresso di partito. Più
onestamente, evita le ipocrisie e racconta i "veleni" che, di là della
norma statutaria, sono la vera regola di ogni partito.
Oggi, la classe politica italiana è il
nostro danno e dobbiamo liberarcene. Non ci aiuterà nessuno; occorre fare
affidamento solo su noi stessi!
Ciò è possibile, si tratta solo di un'idea
semplice con un iter laborioso: una via d'uscita per cui serve sapere alcune
cose, senza più illudersi né illudere di scegliere
la via dei partiti per migliorare la democrazia; i nostri partiti politici
sono tutti associazioni a delinquere.
La via d'uscita è un patto popolare assolutamente chiuso
a qualsiasi politico eletto.
Chiudere le liste dei candidati a indagati, sospettati o
aventi carichi pendenti, non basta; è necessario un patto popolare che sia
completamente chiuso alla partecipazione di qualsiasi
politico vigente.

Scarica i capitoli da (n.1
a n.12)
(da n.13 a n.24)
(da n.25 a n.36)
(da n.37 a n.45)
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16.10
- Un passo alla volta verso la via d'uscita
Ti racconto la politica 1 (Lo schema)
Questi pezzi sono nati
come spalla, ma si prestano pure ad avviare il "corso di politica" che,
dato il progetto che abbiamo in mente, ci fornirà qualche conoscenza in
più.
Ci occorre un semplice
schema, dunque, tracciamo
due linee parallele su un
foglio e scriviamo "Partito" sulla prima e "Istituzione" sull'altra.
Segniamo ora come
"Sezione" (coordinamento o altro, secondo il partito) il più piccolo
livello territoriale di partito e come "Comune", il più piccolo livello
territoriale dell'istituzione.
Scriviamo di seguito
"Sezione cittadina" nella linea Partito, e "Comune capoluogo" nella
linea Istituzione.
Seguono "Sezione
provinciale" da una parte e "Provincia" dall'altra e poi "Sezione
regionale" nella linea Partito e "Regione" nella linea
Istituzione.
Siamo arrivati a Roma.
Scriviamo "Consiglio nazionale" da una parte e "Senato, Parlamento,
Governo" dall'altra. In ogni livello di territorio c'è un'organizzazione
partitica e una istituzionale. Perché? Quale conta di più? |
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17.10
- Un passo alla volta verso la via d'uscita
Ti racconto la politica 2
(Lo schema)
Quale conta
di più? Ieri, abbiamo concluso con questa domanda, ma, prima di
rispondere, tracciamo una terza linea parallela accanto alle precedenti
e chiamiamola "Sottobosco".
In essa
elencheremo alla rinfusa i nomi delle strutture pubbliche, semi
pubbliche e di interesse pubblico che conosciamo, senza dimenticare che
sono rette da presidenze, vicepresidenze, consigli d'amministrazione,
direttori, ispettori, commissioni e organi statutari d'ogni tipo.
Bene, sul
foglio che è adesso sotto i nostri occhi ci sono tre linee: abbiamo
chiamato "Partito" la prima, "Istituzione" la seconda e "Sottobosco" la
terza.
Il nostro
schema è pronto. Lo utilizzeremo per fare un viaggio dentro tutti i
partiti politici.
A proposito,
è la linea "Partito" quella che conta di più; ecco la risposta. Diremo
prossimamente perché. |
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18.10 - Un passo alla volta verso la via d'uscita
Ti racconto la politica 3 (Gli uomini di
parrocchia)
Lo schema che abbiamo finito
di disegnare riporta, dunque, tre linee che si chiamano "Partito",
"Istituzione" e "Sottobosco", ma ora sappiamo che la linea
"Partito" è quella più importante; perché?
L'attenzione principale dei
partiti politici consiste nel piazzare "uomini di parrocchia" in ogni
possibile e immaginabile realtà che generi interessi, anche la più
piccola e la più remota ... fino ad inventarla a posta.
Per interessi si intendono
affari, controlli di persone, di quattrini, di regole, di notizie, di
voti e di potere.
L'accennato piazzamento di
uomini di parrocchia, si decide nel partito, ma si gioca in tutte e tre
le linee che abbiamo disegnato. Essi, infatti, oltre che nelle
istituzioni e nel sottobosco, vengono piazzati anche direttamente nel
partito.
Il nostro viaggio dentro i
partiti politici è cominciato e la prossima volta vedremo con quali
criteri si piazzano queste decine di migliaia di individui. |
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19.10
- Un passo alla volta verso la via d'uscita
Ti racconto la politica 4 (Verso i congressi)
In
questo quarto capitolo ci occuperemo dei criteri che si usano per piazzare gli
"uomini di parrocchia" di cui abbiamo accennato nel capitolo
precedente.
La
questione è articolata, ma cercheremo di descriverla in modo
chiaro e, come sempre, un po' per volta.
Cos'è un congresso di partito? Perché si fa? Come si fa? Chi lo
fa? Quali compiti assume? Quali poteri racchiude in sé?
I
partiti sono molto gelosi delle loro attività dietro le quinte e
i congressi sono, per così dire, la quinta più imponente di cui
dispongono.
I
congressi contano perfino più delle elezioni pubbliche e
adottano "veleni" conosciuti da pochi addetti ai lavori.
Delineano di fatto la base della nostra democrazia ed è doveroso
che la gente possa conoscerli un po' di più. I congressi dei
partiti politici sono "pilotati" e pertanto è pilotata anche la
democrazia. |
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20.10
- Un passo alla volta verso la via d'uscita
Ti racconto la politica 5
(Il tesseramento)
Nell'animo
del costituente, il partito politico era l'anello di
congiunzione tra le istituzioni
rappresentative e la volontà popolare.
L’articolo 49 fissa il diritto di
associarsi in partiti per intervenire con "metodo democratico"
nella politica nazionale. Oggi, però, il "metodo democratico"
non esiste e, fatti salvi gli atti estetici, i partiti
violentano l'etica democratica sia dentro, sia fuori di essi.
Il possesso della tessera dà diritto di partecipazione alla vita del
partito, ma il dato
della percentuale nazionale dei tesserati è uno dei tabù
italiani.
In ogni modo, è inferiore al 2%.
Detta esigua percentuale è anche
ingannevole perché i partiti "inventano" le tessere.
Lo fanno in più modi che descriveremo, ma hanno fatto notizia e scalpore i nomi degli
elenchi telefonici presi alla rinfusa e quelli delle lapidi di
molti cimiteri d'Italia. |
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21.10
- Un passo alla volta verso la via d'uscita
Ti racconto la politica 6
(Tessere vere e false)
Le ultime considerazioni
fatte permettono di stabilire mediamente che in un campione di
un milione di cittadini, gli iscritti a tutti i partiti
sono meno di ventimila, compresi i tesserati ignari o passati a
miglior vita, come dagli esempi degli elenchi telefonici o delle
lapidi dei cimiteri; ricordate?
Conoscere il rapporto tra
tessere vere e false è proprio impossibile, ma dal numero di
denunce, processi giudiziari ed esperienze dirette, nessuna
delle due quantità sembra poter vantare un distacco netto
sull'altra.
Quanto sopra non sarebbe
degno di eccessiva nota se non avesse l'influenza che ha sulla
vita "democratica" del Paese. Noi però stiamo arrivando a
descrivere la celebrazione tipo di un congresso di partito e,
come già affermato, sappiamo che i congressi sono occasioni di
"voto" ben più importanti delle elezioni pubbliche.
Nei congressi si
"eleggono/nominano" i dirigenti dei partiti e nessuno è più
potente di loro. |
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22.10
- Un passo alla volta verso la via d'uscita
Ti racconto la politica 7 (I postifici)
Forse questo capitolo è un
po' complesso, ma vedremo di semplificare al meglio; del resto,
le basi sono basi.
"... i Congressi
eleggono i dirigenti di partito e nessuno è più potente di
loro"; ma chi sono questi dirigenti?
Tirate fuori dal cassetto
lo schema delle tre linee parallele e aggiungete tra parentesi
(appalti e postifici) nella seconda e terza linea.
I postifici, in
particolare, sono come "enormi magazzini" di milioni di
incarichi retribuiti e posti di lavoro, sparsi in tutt'Italia e
a disposizione dei vari dirigenti di partito.
Ora, giacché l'avete
tirato fuori, aggiungete ancora qualcosa al noto schema.
Riportati i vari livelli
territoriali nelle linee "Partito" e "Istituzione", abbiamo
visto che ad ogni istituzione (Comune paese, Comune città
capoluogo, Provincia, Regione e Stato) corrisponde un livello di
partito.
Per andare avanti occorre
sapere come sono organizzati questi livelli di partito; poi,
finalmente, passeremo ad una sorta di cronaca in diretta di un
congresso. |
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23.10
- Un passo alla volta verso la via d'uscita Ti racconto la politica 8 (Territorio e signorotti)
Come sono organizzati i livelli
territoriali dei partiti? Sezioni, cellule, coordinamenti,
club o altro, ogni partito li chiama a modo suo; noi, per
semplicità, parleremo di "sezioni".
Partiti e istituzioni vanno in parallelo;
ricordate? Sezione di paese di questo o quel partito e
consiglio, giunta e sindaco del Comune; sezione cittadina di
questo o quel partito e consiglio, giunta e sindaco del
Comune capoluogo. Nelle sezioni, ogni partito fa capo a uno o
pochi signorotti che potremmo anche chiamare "nani di periferia".
Nessun partito è così partecipato da avere una sezione per
ogni paese, dunque, può accadere che un signorotto
rappresenti il suo partito anche più paesi insieme.
Questi signorotti sono il primo anello
della catena della feccia, meglio starne lontani. Sono dei
piccoli prepotenti locali attorniati da uomini, donne, giovani e
anziani pronti a vendere la loro madre per una
miniraccomandazione o per diventare signorotti a loro volta.
Questa è la
territorialità dei partiti ... ma siamo solo all'inizio
della descrizione. |
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24.10
- Un passo alla volta verso la via d'uscita Ti racconto la politica 9 (I dirigenti di partito)
Dopo
aver fissato il termine "sezione" per i livelli territoriali più
piccoli, abbiamo descritto come ogni partito sia lì in qualche
modo rappresentato da uno o più
signorotti.
Analizzeremo i
vizi di questo modo di farsi rappresentare, ma finiamo ora di
descrivere la tecnica della territorialità.
Oltre i paesi, per le realtà
territoriali maggiori, cioè dalle città capoluogo di
provincia in poi, i partiti si danno assetti organizzativi
ed esecutivi che chiamano in mille modi (come per le sezioni),
ma che noi esemplificheremo con i termini di "segreterie
politiche, direzioni e comitati".
Ci sono, dunque,
segreterie politiche, direzioni e comitati cittadini,
provinciali, regionali e nazionali.
Esistono anche altri
uffici, ma per capire bastano intanto gli organi citati. I
signori membri di questi organi sono eletti nei congressi e
pertanto diventano dirigenti. Va da sé che il numero dei
dirigenti sia alto, ma serve per illudere le vanità di tanti
vanagloriosi sprovveduti. I dirigenti che
contano sono pochissimi ... spiegheremo quali
e perché. |
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25.10
- Un passo alla volta verso la via d'uscita Ti racconto la politica 10 (Nascono i giochetti)
In modo schematico, certo, ma come se avessimo
piazzato una sorta di webcam dentro i partiti, in questi primi dieci
minicapitoli noi abbiamo intuito qualche loro "vizio" e appreso
nozioni sui loro organismi e sui loro assetti territoriali. C'è una
certa differenza tra politica e partitica e, senza tirare in ballo
chissà quali definizioni, potremmo salvare la politica affermando
che i partiti sono strutture che la manipolano a loro piacimento.
Del resto, lo scollamento tra la società e i partiti è cosa nota ed
è scontato, anche se eticamente discutibile, che i partiti se le
giochino tutte pur di sopravvivere. Nascono da qui i "giochetti" che
i politici dei partiti ascrivono con minuzia ai valori e al bene
della società, ma che non sono altro che raggiri per mantenere le
comodità del vizioso potere. Inizia ora la storia dei congressi che
sono "la quinta più imponente di cui i partiti dispongono", come già
affermato nel capitolo 4. Nelle sezioni si chiamano assemblee, poi i
congressi si dividono in cittadini, provinciali, regionali e
nazionali. In linea di massima il voto è procapite nei congressi
cittadini e provinciali, mentre è spesso per delega negli altri. |
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26.10
- Un passo alla volta verso la via d'uscita Ti racconto la politica 11 (La democrazia finta)
Parliamo ora di congressi. E' lì che prende vita,
volta per volta, il feto dell'immoralità di ogni partito,
nessuno escluso. E' lì che si organizza il raggiro alla
Democrazia e che si annulla la dimensione etica del voto.
E' lì
che la politica oltraggia la società.
Nei congressi si gioca più potere che nelle
elezioni pubbliche, ma in essi si consumano abusi, inganni,
coercizioni, ricatti, vessazioni, falsità, colpi di mano e
reati, tutti incredibilmente avallati da un esoterico richiamo
ai valori e al bene della società.
Ci vorranno più capitoli, ma ce ne occuperemo a fondo.
Nel capito 5 abbiamo visto che il totale dei
tesserati ai vari partiti è inferiore al
2% di tutti gli italiani e che la metà delle tessere è scandalosamente falsa.
I conti sono facili: meno del 2% diviso due,
vuol dire che l'insieme degli iscritti veri a tutti i partiti è
circa lo 0,8% degli italiani.
Lo spiegheremo meglio,
ma ciò significa che meno dell'uno per cento degli italiani ha ragione sul
rimanente 99, %, questa è una notizia scandalosa che
fuori dei partiti nessuno racconta.
Si può essere ancora certi dell'etica del
voto? |
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27.10
- Un passo alla volta verso la via d'uscita
Ti racconto la politica 12 (gli
elenchi degli iscritti)
Ancora qualche numero che serve per capire.
Immaginiamo una provincia che conti un milione di abitanti.
Secondo i dati già conosciuti, i partiti di questa
provincia sommano insieme circa 16.000 tessere di cui metà
finte. L'elenco vero degli iscritti non ce l'ha neppure la
Polizia di Stato, dunque, può accadere che voi stessi siate
iscritti ad un partito senza saperlo. Sottratte le tessere finte,
che però vedremo a cosa servono, nella provincia in questione
rimangono circa 8.000 iscritti reali. Posto che i partiti siano
una decina, essi contano mediamente 800 iscritti reali l'uno. In
linea di massima, le tessere seguono la percentuale dei partiti,
dunque, nella provincia portata ad esempio, avremo il partito più grosso
con circa tremila tessere vere più altrettante finte, il
secondo con circa duemila vere più altrettante finte e così via
fino al più piccolo che conterà cento o duecento tessere tra
vere e finte, ma che prende lo stesso un sacco di soldi.
Questi sono gli iscritti di ogni partito
sull'ipotesi di un territorio di un milione di abitanti.
Sono dati realistici, dunque, potete fare i conti a casa
vostra, anche se sono i numeri della messinscena mediatica; i
congressi, invero, si fanno dietro le quinte a tavolino. |
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28.10
- Un passo alla volta verso la via d'uscita Ti racconto la politica 13 (Le correnti)
Saranno cause storiche o insite nelle
dinamiche umane o chissà, ma i partiti hanno buttato via il
cuore e venduto l'anima. Tra loro, nei fatti, non si differenziano in nulla
e alle corruzioni materiali riescono ancora a sommare quelle
ideologiche che usano per raccogliere gli ultimi consensi dei
cittadini che s'illudono di votarli in base alle presunte
affinità di vedute e di pensiero.
In questo corso osserviamo da vicino i
meccanismi che i partiti custodiscono gelosamente al loro
interno, come indagati a cui non conviene raccontare la verità.
Anche i congressi si celebrano in questa atmosfera, ma ecco
un'altra novità.
A causa di correnti, gruppi o amici di questo o di quel
"capo", nessun partito è unitario e le
divisioni non avvengono secondo dialettiche di diversi punti di
vista, ma solo per giochi di potere. Chiunque si iscriva ad un
partito, non pensi di portare liberamente il proprio contributo,
egli sarà solo uno sciocco soldato in più nella pancia del gruppo che lo
ingoierà per primo.
Il congresso si intravede ora all'orizzonte
e, dietro le quinte, si prepara già il tavolino
che lo piloterà in ogni particolare, mentre un piccolo manipolo
di capi corrente, magari neppure iscritti, si avvicina per
prendervi posto intorno. |
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29.10
- Un passo alla volta verso la via d'uscita Ti racconto la politica 14 (offese alla democrazia)
Questo capitolo è dedicato a poche
puntualizzazioni. Può accadere che i dati fin qui riportati circa la
nota provincia campione di un milione di abitanti, siano un po'
ottimistici e che in quella provincia si "conteggi" la
partecipazione ai partiti in modo generoso. Possono esistere realtà
più "esigue", ma noi non saremo accusati di approssimazioni per
difetto. Poi, se è lo 0.8% che decide in luogo del rimanente 99.2%
oppure lo 0,4% in luogo del 99,6% la democrazia è lo stesso
fortemente offesa.
E' toccante ringraziare pubblicamente
per i numerosi elogi ricevuti. Formuliamo un grazie particolare
anche a quei pochi addetti di partito che ci hanno detto che
raccontiamo l'ovvio ... a loro diciamo che pure l'ovvietà dimostra
che si racconta il vero.
Giacché si assomigliano per immoralità,
ricordiamo che qui si scrive di usi comuni a tutti i partiti, anche
se è chiaro che essi siano diversi per dimensioni. I più grandi
svolgeranno con voto delegato i congressi regionali e nazionali,
mentre i più piccoli potranno votare pro capite anche a quei livelli
di territorio.
Resta il fatto che questo corso
racconti, senza tema di smentita, verità che rendono finta la
democrazia e avviliscono l'etica del voto. Nel prossimo capitolo
riprenderemo dal noto "tavolino". |
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03.11
- Un passo alla volta verso la via d'uscita Ti racconto la politica 15
(I pacchettari)
Occorre sapere fino in fondo cosa siano i
congressi dei partiti, occorre cioè coglierne piena
consapevolezza. Diversamente, piaccia o no, non ci sarà dato di
capire come sia possibile pilotare la democrazia, ma solo
osservare che è pilotata.
Cerchiamo di leggere e ascoltare; la nostra
conoscenza viene dalle parole altrui e non dalle nostre.
Abbiamo visto che se è stata fissata la data
di un congresso, vuol dire che da qualche settimana è già pronto il
famoso tavolino; questo vale per ciascun partito, nessuno
escluso. Chi vi si siede intorno, chi lo organizza,
chi lo vuole?
Introduciamo finalmente una nuova figura che
non è descritta in nessuno statuto, ma che esiste in tutti i
partiti e che conta moltissimo: stiamo parlando del "pacchettaro".
Il pacchettaro esiste a destra e a sinistra,
in alto, in basso e in centro, il pacchettaro è ignobile,
ma ovunque.
Si chiama pacchettaro perché controlla i
pacchetti di tessere, ma prima di vederlo all'opera, dobbiamo
capire come costruisce i suoi pacchetti.
Gli servono soldi e potere, ma un po' per
volta sarà tutto chiaro. |
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04.11- Un passo alla volta verso la via d'uscita
Ti racconto la politica 16
(Il mercato delle tessere)
Nel capitolo n.12 abbiamo visto
che, nella provincia campione di un milione di abitanti, un
grosso partito può contare mediamente 3.000 tessere vere più
altrettante false. Più o meno, possiamo considerare che una
tessera di partito costi 50 Euro. Bene, nella provincia
campione, per "comprare" ogni anno le 6.000 tessere di cui
stiamo parlando, servono 300mila Euro.
Ricordate che nel capitolo
n.5 abbiamo citato gli elenchi telefonici e le lapidi del
cimitero? Ecco, occorre precisare che le tessere false sono
false e basta, dunque, non esiste né un morto né un abbonato
telefonico preso a caso che paghi la propria tessera ...
e qui sono già partiti 150mila Euro.
Le rimanenti tessere sono vere,
d'accordo, ma non per questo sono pagate dai rispettivi
titolari. Certo, qualcuno che ci crede, si iscrive e paga c'è,
ma si tratta di pochi casi.
Ricordate quei
"signorotti" delle sezioni di cui abbiamo parlato nel capitolo
n.8? Dai parenti stretti, agli amici, ad altri conoscenti ai quali
si chiede un piccolo favore di cui si "terrà conto", quei
signorotti sono i "vicepacchettari" che si recano con le loro dieci
o venti tessere a testa, dalla periferia verso i pacchettari
veri. |
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05.11- Un passo alla volta verso la via d'uscita Ti racconto la politica 17 (Parlamentari pacchettari)
Dalle sezioni, cioè dai
paesi, i noti signorotti s'incamminano per incontrare i loro
pacchettari di riferimento. Si trovano, si chiudono in una
stanza, tirano fuori le domande d'iscrizione e fanno i
conteggi; dunque, salvati gli appunti, il pacchettaro mette le
mani in tasca e consegna il corrispettivo al signorotto.
Pochi minuti e la faccenda è
liquidata a porte chiuse e nel silenzio circostante ... negli
statuti dei partiti, i pacchettari non esistono. Arriva poi un
altro signorotto e un altro ancora, fino a che tutti hanno
incontrato il loro pacchettaro.
Alla fine, il controllo delle
tessere vere e false è diviso tra i quattro o cinque pacchettari
di riferimento; ovvero tra le "correnti" di cui abbiamo accennato nel
capitolo n. 13. Ricordate?
E l'organo ufficiale del
partito addetto al tesseramento, cosa fa? Senza fare troppe domande,
verifica solo che tanti moduli di iscrizione corrispondano a tanti soldi ...
punto e basta.
Chi sta dietro i pacchettari?
O bella! Non è ancora chiaro? Gli onorevoli, i senatori, i capi
supremi del livello provinciale del partito che, guarda un po',
sono coloro che si siedono intorno al tavolino dove si "svolgono" i
congressi prima dei congressi.
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06.11- Un passo alla volta verso la via d'uscita Ti racconto la politica 18 (seduti
intorno al tavolino)
Potenti e ignobili, né i pacchettari
né i tavolini che pilotano i congressi, sono contemplati nello statuto di nessun
partito.
E' per caso? No, è fatto apposta.
Alla fine, le
incombenze per sedersi intorno al famoso tavolino non sono tante.
Ciascuno dei convenuti avrà il suo pacchetto di iscritti ben organizzato
con tanto di ricevuta di avvenuto pagamento e lo schema delle
tre linee parallele chiamate "Partito, Istituzione, Sottobosco";
proprio quello che abbiamo disegnato nei primi
capitoli di questo corso. Ricordate?
Beh, in
quella seduta non serve altro.
Il tavolino è pronto e
ci sono poche sedie intorno. La riunione avverrà a porte chiuse, in
locali spesso estranei alla sede provinciale del partito ... uno o
due deputati, uno o due senatori, il segretario provinciale e
pochi altri dirigenti. La discussione sta per iniziare, ma
siate certi che nessuno parlerà di quello che sta a cuore a voi.
Dalla povertà, al rosario delle ingiustizie o delle cose che non
funzionano, dall'ambiente, alla corruzione, all'etica e a
quant'altro, a loro di tutto ciò non gliene frega nulla e il tema sarà tutt'altro. |
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08.11- Un passo alla volta verso la via d'uscita Ti racconto la politica 19 (Le correnti
sono a tavolino)
Certe realtà pongono effetti evidenti sotto i
nostri occhi, ma per rimuoverle è necessaria una profonda
conoscenza.
Nessun partito è unitario e le
divisioni non avvengono secondo dialettiche di punti di
vista diversi, ma per giochi di potere. Abbiamo già fissato che
le divisioni si chiamano "correnti" e ora, nella persona dei
loro capi, esse sono sedute intorno al tavolino.
Né poche né molte e indipendentemente dalla
dimensione del partito, le correnti sono sempre tre o quattro o
cinque.
Poniamo l'esempio che intorno al tavolino che
pilota l'imminente congresso, ci siano cinque capicorrente che
rappresentano 6.000 tessere tirate in piedi come già sappiamo.
La seduta è aperta.
Bene, salvi i protocolli dei salamelecchi e il lentissimo
avvicinamento al tema, dopo un tempo non certo breve, qualcuno
prende la parola e dice: "Il mio gruppo ha un'alta
partecipazione democratica e dispone di 2350 generosi iscritti";
traduzione: "ho il maggiore numero di tessere e sto per fornire
l'elenco dei candidati che il congresso dovrà eleggere per me".
In base agli accordi del tavolino, al congresso si voterà una
lista unitaria oppure liste concordate oppure liste contrapposte. |
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09.11- Un passo alla volta verso la via d'uscita Ti racconto la politica 20
(il mercato delle vacche)
I dirigenti
di partito stabiliscono i ministri, i deputati,
i senatori,
i governatori regionali, le giunte, i presidenti delle province,
i sindaci comunali,
gli assessori, i consiglieri, i presidenti e i membri delle commissioni, i presidenti e i membri dei consigli d'amministrazione di questo
o di quell'ente, fino al "sottobosco" che qui avete letto. Essi
inoltre, tramite i vari capigruppo,
intervengono anche sulla più piccola delibera del più piccolo
consiglio comunale. Tra i dirigenti di partito strisciano finti
dirigenti che non contano nulla; si tratta di comodi "yes man"
eletti nei congressi proprio per la loro imbecille vanità che li
illude di essere qualcosa.
Ora possiamo intuire perché si preferisce
pilotare i congressi a tavolino e perché, in gergo, ogni
congresso è chiamato "mercato delle vacche".
Il tavolino porterà quasi sempre ad un congresso
unitario o a liste concordate; tuttavia, se si deve "cancellare qualche onesto ribelle"
che non vuol fare lo yes man, allora sarà un congresso a liste
contrapposte dove il "ribelle" sarà comunque fatto fuori.
E' un meccanismo complesso che cercheremo di
descrivere in modo semplice, pur consigliando la
massima attenzione |
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11.11- Un passo alla volta verso la via d'uscita Ti racconto la politica 21
(come ti controllo i congressi)
Un meccanismo che truffa la
Democrazia non può che essere complesso; per combatterlo occorre
rendersene conto e conoscerlo.
Stiamo osservando come si pilota un congresso;
cioè come si "eleggono" i dirigenti di
partito che, a loro volta, piazzeranno "gli uomini di parrocchia"
in base alle linee "Istituzione e Sottobosco" che
abbiamo già incontrato nei primi due capitoli del presente corso.
La nostra è la cronaca di un congresso
provinciale relativo al solito territorio di un milione di abitanti. I
riti sono uguali per tutti i partiti, ma noi continuiamo con
quello delle 6000 tessere
già noto. Il nuovo comitato provinciale confermerà in una
quarantina o cinquantina di persone quasi tutti i vecchi
dirigenti. E il rinnovamento? Beh, quello riguarda solo qualche
yes man.
Lo stesso congresso
"eleggerà" i delegati per i congressi di livello superiore, cioè
regionale e nazionale.
Il tavolino decide quasi sempre di riportare
i nomi dei candidati
al comitato provinciale su una lista detta "unitaria". Ecco la
truffa, i candidati sono già "eletti" ancora prima che si voti.
Liste unitarie o
concordate o contrapposte, non cambia nulla. |
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12.11- Un passo alla volta verso la via d'uscita Ti racconto la politica 22 (Il comitato provinciale)
Ritorniamo al tavolino
che pilota il congresso. Dopo i salamelecchi, il primo a entrare
in tema è stato quello delle 2350 tessere; ricordate? Ora,
evitando gli infiniti ghirigori che però lì sono
d'obbligo, facciamo che il secondo metta sul tavolo un pacchetto
di 1700 tessere, il terzo di 950, il quarto di 600 e il quinto
di 400; ecco le 6000 tessere all'appello ... "vive e morte", ma
questo lo sapete già.
Il Congresso eleggerà - si fa per dire - il
nuovo comitato provinciale che possiamo fissare in una
cinquantina di membri.
Il primo pacchettaro, quello delle 2350
tessere, fa la sua richiesta; poi seguono
gli altri. Gli eleggibili sono cinquanta,
ma la somma delle richieste è già settanta; che si fa?
Semplice, è un po' come i ministri nel Governo. Si può eleggere
un comitato provinciale di settanta membri al posto di cinquanta,
oppure si tira fuori il noto schema "Istituzione e Sottobosco",
così chi non entra ora sarà piazzato dopo. Finora abbiamo
parlato di lista unitaria, ma se per caso saltasse fuori un
"indipendente" (cosa che per certo popolo beota può accadere),
vedremo presto come sarà fatto inesorabilmente fuori. Nei
partiti la libertà non esiste e non può essere una chance ...
sarebbe ora di capirlo! |
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13.11- Un passo alla volta verso la via d'uscita Ti racconto la politica 23
(blindatura e liste)
Affrontiamo un po'
l'argomento delle liste per capire come attraverso il loro
meccanismo si possano predestinare tante cose. La più importante
funzione delle liste è quella di esercitare un'insuperabile
blindatura contro le novità o gli intrusi. Nessuno, dico
nessuno, può comparire in nessuna lista ufficiale di candidati
senza la preventiva accettazione di obbedienza agli ordini
di squadra e di controllo. Per esempio, ogni candidatura deve
essere sottoscritta, ma ai neofiti non "collaudati" non è
permesso farlo se prima non firmano e consegnano un foglio di
dimissioni senza data e in bianco; questo non lo dice mai
nessuno.
Coloro che pensano di
entrare in un qualsiasi partito per modificare l'andazzo della
politica, sono praticamente privi di ogni collegamento con la
realtà. Essi non avranno alcuna possibilità di affermarsi, se
non quali parassiti dilettanti che aspirano al professionismo.
Rimandiamo al prossimo
capitolo la differenza tra liste unitarie, concordate e
contrapposte, ma fissiamo fin d'ora che tutte
esercitano il controllo sui candidati e perfino sui partiti
nuovi. |
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14.11- Un passo alla volta verso la via d'uscita Ti racconto la politica 24 (la lista unitaria)
Il "tavolino" va dunque a definire il numero di
candidati che il congresso voterà per eleggere il comitato
provinciale del partito. Stiamo osservando dei meccanismi perversi
tra cui è difficile districarsi, salvo la profonda conoscenza di
essi.
Evitiamo, almeno adesso, di descrivere i mille
"accessori" a cui si ricorre per trovare la cosiddetta quadra e
saltiamo d'acchito all'esempio di una delle conclusioni tra le più
diffuse.
Ecco l'accordo: la lista è unitaria, i candidati
sono sessanta e non cinquanta; i dieci o dodici che non sono
riusciti ad entrare nella lista saranno sistemati in altro modo
nelle linee "Istituzione e Sottobosco" che ormai conoscete bene
(Capitoli n.1 e n. 2)
Cosa vuol dire?
Il congresso voterà una sola lista con sessanta
canditati già stabiliti e stampati, tanti quanti formeranno il
comitato. E l'informazione? Ecco, più o meno, cosa reciterà il
comunicato stampa ufficiale della convocazione del congresso.
"In ordine al grande senso di democrazia del
partito XY, nonché all'unità di intenti che dimostra
l'interpretazione rispettosa delle istanze del Popolo, è convocato
il congresso provinciale per il tale giorno e mese, presso il tale
teatro. |
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15.11- Un passo alla volta verso la via d'uscita Ti racconto la politica 25
(le liste concordate)
I congressi dei partiti
rappresentano per loro natura un momento di vulnerabilità,
pertanto è immoralmente ovvio che il noto tavolino affini ogni
strumento per blindarli.
Tra qualche capitolo vedremo
comunque come si potrebbe ipotizzare di "attaccare" un partito
per fare politicamente fuori la sua classe dirigente;
ci accorgeremo che occorrerà una certa quantità di persone in
unità di intenti, ma il concetto di squadra non è certo
un punto di forza nella cultura del Popolo italiano.
Preso atto di come la lista
unitaria blindi un congresso, parliamo ora di
liste concordate e, per facilità d'esempio, poniamo che siano due. Si
eleggerà ancora un comitato di sessanta dirigenti, pertanto le due liste
riporteranno 60 nominativi l'una, per complessivi 120. In linea
generale, la lista
che prende più voti elegge i due terzi del comitato (40 dirigenti) e l'altra un terzo
(20 dirigenti). La somma dei pacchettari maggiori
riverserà i propri candidati "obbedienti" sulla prima lista, fino
a prendere le prime quaranta posizioni, mentre i pacchettari
rimanenti prederanno le prime
venti posizioni sulla seconda. Le percentuali sono "aggiustate" fino ai
decimali col meccanismo detto "manuale Cencelli" che
dalla notte dei tempi si utilizza ovunque ... partiti, istituzioni e sottobosco. |
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16.11- Un passo alla volta verso la via d'uscita Ti racconto la politica 26
(il controllo è totale)
Avete notato che le cosiddette preferenze sono scomparse nei
partiti ancora prima di
scomparire nelle elezioni pubbliche?
Certo, i partiti sono solo delle associazioni e i loro
congressi, a parte i tentacoli che mettono dappertutto, sono un
fatto interno, ma la scomparsa delle preferenze è l'ennesimo
meccanismo affinato per rendere assoluto il controllo di ogni
votazione.
Stiano calmi gli esperti di partito, prima di urlare che
lì l'opzione delle preferenze c'è. Ovvio che ci sia, ma nel
famoso tavolino, guarda
caso, si preferisce organizzare congressi in cui si
votano le liste in generale, piuttosto che i singoli candidati.
Sia unitarie, sia concordate, le liste sono sempre controllate e
al di fuori della già descritta "obbedienza", non è possibile
alcuna forzatura. Descriveremo presto le liste contrapposte, ma anticipiamo che
spesso si preferisce chiamare contrapposte proprio le liste
concordate. Le vere liste contrapposte scattano
quando qualcuno non accetta gli accordi del
tavolino; ciò è molto raro, ma in ogni modo c'è il sistema per
"stopparlo".
Non illudetevi e non illudete; operare dentro i partiti per rendere
più vera la
democrazia, non è possibile. |
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17.11- Un passo alla volta verso la via d'uscita Ti
racconto la politica 27 (liste contrapposte e correità)
Nei congressi, giusto per dare parvenza di
democrazia, capita che si presentino come contrapposte liste che
sono invece concordate. Le liste saranno davvero contrapposte
nel caso, pressoché impossibile, che uno o più disobbedienti
riescano a sedere intorno al famoso tavolino. Si tenterà di
ospitare (leggi isolare) i disobbedienti sognatori, chiamiamoli
così, in una lista già esistente, ma se oseranno fare una lista
per conto loro, allora saranno ingoiati dalla "solidarietà"
pronta a scattare tra tutte le liste di nomenclatura che si
disporranno in schema.
Finché sarà possibile, questo
corso continuerà per dire molte cose ancora, ma le
affermazioni, informazioni e descrizioni fin qui riportate,
dovrebbero essere già sufficienti per capire come i nostri
partiti politici siano delle associazioni a delinquere.
Abbiamo già visto che non
hanno alcun rispetto della regola democratica, né della persona.
Abbiamo pure visto come affinino strumenti e coercizioni d'ogni
tipo per controllare sia il voto interno dei congressi, sia il
voto pubblico, sia la formazione e la vita delle istituzioni.
Per la realtà che rappresentano essi annullano ogni etica del
voto e trasformano il cosiddetto dovere di votare, in una sorta di
correità. |
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24.11- Un passo alla volta verso la via d'uscita Ti
racconto la politica 28 (liste contrapposte e correità)
Concludiamo, sempre in modo
assai schematico, la faccenda delle liste contrapposte. Si va
a liste contrapposte
nel caso, pressoché impossibile, di un "disobbediente" che
riesca ad arrivare al noto tavolino che preconfeziona i
congressi (mi va di dire, come è successo a me). Le liste, se
sono davvero contrapposte, non sono mai due ed è facile
capire il perché.
Il congresso a liste
contrapposte vuole isolare il disobbediente.
Le liste hanno una
percentuale di eletti in base all'ordine d'arrivo. I numeri
variano da partito a partito, ma il succo è sempre quello. Su
due liste, per esempio, la prima prende i due terzi del comitato
e la seconda un terzo. Su tre, la prima prende il 51%, la
seconda il 32% e la terza il 17%. Su quattro, la prima il 50%,
la seconda il 30%, la terza il 12% e la quarta l'8%.
Calcolata
la posizione d'arrivo della lista disobbediente (sapete come), gli si
mettono due liste davanti e una dietro. Fate i conti!Il
disobbediente è sempre bloccato in "spudorata" minoranza.
Nessun cittadino onesto può
avere ragione di un partito; diffidate di chiunque affermi il
contrario. Parleremo presto anche dei sognatori o impostori
che "propongono" i partiti nuovi. |
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25.11- Un passo alla volta verso la via d'uscita Ti
racconto la politica 29 (Il
disobbediente)
Cosa abbiamo inteso col termine "disobbediente"?
Soltanto un cittadino liberamente iscritto ad un partito convinto di
impegnarsi secondo correttezza; tutto qui. In democrazia, quella
vera, i numeri e le idee sono importanti. Il nostro disobbediente ha
delle idee e cerca compagnia per affermarle. Tutti, dentro i
partiti, sembrano rispettosi e ospitali, ma sono divisi in gruppi
(abbiamo parlato di correnti) ed eseguono indistintamente gli ordini
di squadra. L'unico obiettivo di ogni corrente è l'esercizio del
potere e meno vincoli etici ci sono e più breve è la via per
ottenerlo. Le correnti sono amorali e il nostro disobbediente potrà
farne parte solo adeguandosi, diversamente, il partito si coalizzerà
contro di lui. Lo farà in due modi semplici ed efficaci. Lo isolerà
al congresso e prometterà ai suoi compagni mille "prodotti" delle
note linee dello schema (Partito, Istituzione e Sottobosco);
ricordate? Saranno promesse false o mantenute solo per una stagione
... quei compagni, come per beffa, si ritroveranno squallidi "yes
man" privi d'ogni vero ruolo.
E quando si propongono partiti nuovi, è anche
peggio. |
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26.11- Un passo alla volta verso la via d'uscita Ti
racconto la politica 30
(Inutile entrare nei partiti)
Disegnato lo schema delle tre linee parallele e
chiarito chi controlla le istituzioni e il "sottobosco", abbiamo
scoperto che i dirigenti politici sono "eletti/nominati" nei
congressi di partito blindati, a loro volta, secondo le logiche
opinabili già raccontate in questo corso.
Descritti, dunque, i meccanismi infallibili con
cui è possibile bloccare chi non si adegua, possiamo capire quanto
sia sognatore o impostore colui che afferma che concorrerà a
migliorare la democrazia entrando in un partito.
Come vanno letti però i fatti quando qualcuno
comunica che ha fondato un partito nuovo per migliorare l'andazzo
delle cose? Beh, un "disobbediente" dentro un partito può anche
essere sincero, ma la fondazione di un partito nuovo deriva nel 99%
dei casi dal disegno di un impostore e nell'1% da un ingenuo. Chi
conosce i meccanismi (ne stiamo parlando), sa che non c'è alcuna
possibilità per un partito nuovo di sopravvivere "pulito" nell'arco
costituzionale dei partiti storici. Sono meccanismi infallibili e in
qualche modo simili a quelli che abbiamo descritto circa i modi con
cui i singoli partiti circondano il disobbediente e ammaliano la
squadra dei suoi "accessibili" compagni. |
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27.11- Un passo alla volta verso la via d'uscita Ti
racconto la politica 31
(I piccoli partiti nuovi)
I partiti nuovi nascono per fare da
tappabuchi in un momento di crisi, oppure per essere il
nuovo stipendio di qualche aspirante parassita, oppure per le
velleità di qualche vanaglorioso.
Dicembre 2010, per esempio, è
una coincidenza, ma può accadere che si finanzi un partito nuovo
per tappare i buchi di alcune "emorragie" del governo. Specie
nella cosiddetta area moderata è sempre esistito un manipolo di
sporchi "onorevoli" pronti a riunirsi in un nuovo partito
per vendersi in nome della "giusta causa". Sono mercenari che
arraffano quattrini dal finanziatore e dal posto assicurato in
parlamento ... essi sopravvivranno.
Ci sono poi gli aspiranti
parassiti
che inventano partiti nuovi ad ogni piè sospinto. Qui da noi
l'ignoranza urlata si scambia per onestà e coraggio ed è sempre
facile trovare due o trecento mila voti per un partito nuovo il
cui leader urla un sacco di sciocchezze. Finite le elezioni
questo partito morirà, ma se avrà raggiunto la minima
rappresentanza, dovrà allearsi con qualcuno e lo farà col
miglior offerente. Nella suo urlo di supporto alla democrazia,
questo partito è morto. Perché nasce e che fine fa il partito
del vanaglorioso? |
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28.11- Un passo alla volta verso la via d'uscita Ti
racconto la politica 32
(I piccoli partiti nuovi)
Giacché il tema politico sembra una
passione popolare, questo corso racconta al lettore non
addetto ai lavori alcune verità anche sospettabili, ma praticamente inedite,
puntando ad un linguaggio semplice nonostante la complessità
della materia.
Circa le brutte abitudini dei partiti che qui si raccontano, non
esiste timore di smentita; circa le deduzioni, invece, ciascuno
si farà personale carico di capire.
Abbiamo visto come nei partiti la libertà e la democrazia siano
solo una facciata ... dovrebbe essere chiaro che non è possibile
operare al loro interno senza adeguarsi ai loro usi.
In ordine al pullulare di partiti nuovi,
resta da descrivere il caso del "partito del vanaglorioso". In
questo Paese si adora essere presidenti di qualcosa e più si è
nulla e più ci si riempie la bocca col dire "il mio partito",
nel senso del partito fatto da me. In ogni angolo c'è uno
sciocco che fa o sogna di fare un partito nuovo. Si tratta di
partiti con programmi assurdi che, se nascono, si fermano poco
dopo la linea di partenza. Oggi, insomma, la via del partito
vecchio o nuovo non è percorribile e chi vuole aiutare la
democrazia deve pensare a qualcos'altro. |
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30.11- Un passo alla volta verso la via d'uscita Ti
racconto la politica 33
(politici deviati)
Facciamo il punto. In 32 minicapitoli abbiamo
raccontato alcuni vizi dei partiti che nessuno può smentire,
perché inconfutabili verità; ce ne sono ancora e noi restiamo
qui per raccontare. Si tratta di brutti usi comuni ad ogni struttura
di partito, ma
assenti in qualsiasi statuto o regolamento. Sono i
partiti d'oggi e non certo quelli che hanno ispirato l'animo del
costituente che si rivolterebbe nella tomba se scoprisse
cosa sono diventati. Terreno di coltura di gravi psicopatologie,
essi attirano e formano individui deviati, cocainomani, lussuriosi,
pedofili, ingordi, superbi, avari, disonesti e immondi. La
società civile è attonita e fa fatica a rendersene conto, ma un
po' per volta e ogni giorno ingoia gli amari bocconi di questa
realtà.
Tornando a noi, i
meccanismi da descrivere sono ancora tanti e anche incredibili.
Leggere non farà male alla conoscenza di chi ama informarsi
circa la vita dei partiti senza averla vissuta direttamente. In
ogni modo, il tavolino ha preconfezionato il prossimo congresso
e noi sappiamo come. Nei capitoli successivi percorreremo
l'esempio di un congresso tratto dal vero, per fare una sorta di
cronaca in diretta che inevitabilmente incontrerà abusi,
intimidazioni e brogli. |
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01.12- Un passo alla volta verso la via d'uscita Ti
racconto la politica 34 (cronaca di un
congresso)
Incredibile, più
"veleni" si raccontano e più ce n'é da raccontare! Arriveranno anche
i capitoli che parleranno di come si forma l'esercito dei dirigenti
al seguito di questo o quel ministro o sottosegretario o vicesotto
... una marea di corti e cortigiane.
Andiamo, però, alla annunciata cronaca di un
congresso. Ricordiamo ancora una volta che nella sostanza i
congressi sono tutti uguali, ma per essere cronisti seri, ci
riferiamo ad un congresso svolto nel 2007 nella provincia di
Bergamo.
Sono le dieci di sera e i registi della farsa si
occupano degli ultimi ritocchi. Arrivano le
undici, poi
mezzanotte e poi chissà. Il partito domani o forse oggi, è a
congresso e i seggi devono avere i loro presidenti e scrutatori.
Quanti? In quali paesi?
Ecco, è aperta una
delle danze delle miserie umane, una di quelle storie che i partiti
politici conoscono e che i cittadini semplici ignorano del tutto.
Saranno eletti, si fa per dire, i nuovi dirigenti del partito in una
farsa di democrazia che manterrà il congresso comunque a galla anche
nel mare delle infamità.
Quanti seggi,
dunque, quanti scrutatori e in quali paesi?
Chi sarà al banco della
verifica poteri? |
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03.12- Un passo alla volta verso la via d'uscita Ti
racconto la politica 35 (cronaca di un
congresso)
I
congressi provinciali si possono svolgere in un luogo unico o,
in contemporanea,
in più luoghi della provincia.
La nostra
cronaca si riferisce a un congresso che ha fissato il primo seggio e l'assemblea nel capoluogo,
più tre seggi in tre paesi
diversi.
E'
la vigilia, l'ora è tarda. Capi e pacchettari sono ancora seduti
intorno al tavolino e, chissà come ha fatto ad arrivare, c'è
pure un disobbediente che non si "adegua";
i prepotenti si vedono costretti a celebrare un congresso a
liste realmente contrapposte. Sono furibondi e impostano
famelici il controllo del
controllo. Prendono a
spingere i tre seggi verso i paesi nei quali hanno a "libro paga" i loro
signorotti o nani di periferia di cui nel capitolo 8;
ricordate?
Le argomentazioni trovano parole eleganti, ma appagano solo
l'apparenza; la mancanza di democrazia è offensivamente dappertutto.
Ora i presidenti di seggio sono fissati
in barba al disobbediente che ha pur
sempre diritto ai suoi scrutatori.
La discussione continua in un "sereno" clima d'intimidazione e, come è normale che sia, si
arriva alla designazione degli scrutatori e gli investiti della
verifica poteri. Sono le
due di notte, finalmente si va a casa.
Domani, anzi oggi si voterà la farsa.
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04.12- Un passo alla volta verso la via d'uscita Ti
racconto la politica 36 (cronaca di un
congresso)
È domenica mattina e l'inizio del congresso è
fissato nella sala Pinco Pallino, per le ore nove in prima
convocazione e per le dieci, in seconda. Alle nove la validità
scatta solo in presenza del 51% degli aventi diritto, ma alle
dieci è legittima ogni percentuale; ovviamente non arriverà
nessuno fino alle dieci.
Cos'è la verifica poteri? Un semplice tavolo all'entrata del
congresso dove si "verifica" se hai diritto di votare ... insomma,
se hai la tessera; poi, se è la tessera di una lapide del cimitero o
di un abbonato telefonico preso alla rinfusa, non importa, la si dà
a un complice e quello ha diritto di votare (capitoli 5 e 6).
Siamo nel rarissimo caso
di un congresso a liste davvero contrapposte e se la lista del
disobbediente supera il previsto anche di un solo millimetro, ecco
che una manciata di "morti o abbonati telefonici" arriva con tanto
di tessera alla verifica poteri; in questo caso basta la tessera, il documento
d'identità non conta. Come già sappiamo, i numeri sono esigui e quella
manciata di tessere false voterà. La verifica poteri controllerà invece a pelo e contropelo
i tesserati del disobbediente.
I
seggi sono quattro, ma ecco che nel tal paese accade qualcosa. Due signore sono incredule e offese: erano
scrutatrici alle due di notte e all’apertura dei seggi non lo sono
più. Cos'è successo? |
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04.12- Un passo alla volta verso la via d'uscita Ti
racconto la politica 37 (cronaca di un
congresso)
Anche se molto raro, si è scelto un congresso a liste
davvero
contrapposte, perché quelli a lista unica o
a liste concordate praticamente non hanno cronaca.
Il "congresso unitario",
infatti, aspetta la seconda
convocazione (quella che convalida senza necessità del 51% degli
aventi diritto) e, dunque, vota la lista per alzata di mano
all'unanimità dei presenti che sono sempre quattro gatti.
Finita la farsa, i giornalisti riempiranno le
pagine della "compattezza e fraternità" del partito
celebrante.
Il Congresso a liste concordate è praticamente
uguale. Si aspettano le ore dieci della seconda convocazione e
poi si votano le liste proprio come aveva preordinato il
tavolino. Questa volta la stampa parlerà anche di
"dialettica democratica".
Non dimentichiamo che i
congressi "eleggono" i dirigenti di partito che, a loro volta,
determinano la vita e le scelte delle istituzioni e del
sottobosco. Dalla corruzione, agli accordi col signoraggio e la
malavita, a quant'altro, l'oltraggio al Popolo e alla democrazia
nasce proprio nei congressi. Torniamo ora alle due signore
(capitolo precedente) che al tavolino erano scrutatrici, ma che
all'apertura del congresso non lo sono più. Qualcuno ha cambiato
i verbali e non ci sarà giustizia. |
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06.12- Un passo alla volta verso la via d'uscita Ti
racconto la politica 38 (cronaca di un
congresso)
Ogni
seggio ha un presidente e degli scrutatori. I presidenti dei
seggi dei congressi sono nominati dai "padroni" del partito,
mentre gli scrutatori sarebbero scelti un po' più liberamente;
ma in ogni seggio la coartazione non verrà mai meno.
Il tavolino di cui abbiamo
parlato molte volte, non è un organo statutario e pertanto non
ha alcuna ufficialità, ciò nonostante preconfeziona ogni
congresso e annota gli accordi su verbali che non
possono essere ufficiali e che come prova non hanno alcun
valore.
In ogni modo, alle due di notte, quel tavolino ha stabilito i
seggi, i presidenti e gli scrutatori.
All'apertura del congresso,
domenica mattina, due signore nominate
scrutatrici arrivano al banco della verifica poteri, ma non
risultano più nell'elenco degli scrutatori.
“Chiamiamo Roma - urla qualcuno! Chiamiamo il magistrato! Chiamiamo
i Carabinieri! Chiamiamo Gesù Cristo!"
“Mobilitiamo i rappresentati di lista - urla qualcun’altro!”
I
telefonini squillano aggrediti da quel senso di giustizia per cui
gli onesti vanno a morire; ma tutti gli
altri tacciono e come
sempre accade in questo nostro Paese martoriato, anche questa ingiustizia
andrà a
consumarsi nella più cinica omertà. |
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07.12- Un passo alla volta verso la via d'uscita Ti
racconto la politica 39 (cronaca di un
congresso)
Chi "verbalizza i verbali finti" è
controllato e così, alla chiusura del tavolino, dopo le due di
notte, proprio di domenica mattina, i nomi delle due signore
scrutatrici sono sostituiti da altri due e non c'è più nulla da
fare. L'atmosfera diventa pesante e non è per caso che viene voglia di cedere alla violenza
e farsi giustizia da sé. Così come sono concepiti, i congressi
dei partiti sono sempre gestiti da farabutti prepotenti e se qualcuno gli mette le mani addosso va a pagarla ...
che Dio li maledica!
In
ogni modo, le due signore non sono più scrutatrici e quel venduto
presidente di seggio adesso potrà fare quello che vorrà.
Chiama il rappresentante di lista - urla qualcuno! Conta gli amici che vengono a
votare! Corri di qua, scappa di là! Poi, ci
si illude di telefonare a Roma, ma quella Roma che dovrebbe
garantire tutto, non risponde mai di nulla. Beh, si prende nota e si
farà ricorso agli organi di garanzia, ovvero ai "probi viri" del
partito ... ma chi sono? Chi li ha mai eletti? Cercheremo di
capirlo.
Gli onesti e i corretti si spendono con generosità, ma i buchi da
tappare sono troppi ed
è impossibile tenere
d’occhio tutto; questo lo sanno quelli che predicano di entrare nei
partiti?
I
congressi dei partiti sono un colabrodo di immoralità e prepotenze
d'ogni tipo ... sono una delle miserie umane e più ne racconti e più
ne devi raccontare. |
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09.12- Un passo alla volta verso la via d'uscita Ti
racconto la politica 40 (i
probi viri)
E già, i "Probi Viri"
... organi di garanzia? Almeno ai livelli regionale e nazionale
esistono in tutti gli statuti, ma spesso non si sa chi sono. Sembra
nominati, come per magia, allo scoppio di una grana. Il congresso
sarà convalidato e le due signore non più scrutatrici fanno ricorso
ai probi viri. È una cosa interna del
partito, ma anche
qui scattano i lunghi
"tempi della giustizia". Occorre fare attenzione perché c'è il
rischio di trovarsi davanti alla magistratura vera. Tu, vittima,
ricorri ai probi viri, ma dov'è la prova che eri scrutatrice? Il
tavolino? Ma va, non ricordi che il tavolino non esiste? Non ti
calmi e vai avanti? Allora la frittata si rivolta e arriva un
ricorso ai probi viri che ti accusa di qualcosa. Tu, per esempio,
proprio tu, vieni accusato di tesseramento falso. Questa volta i
probi viri ti convocheranno in un minuto e dopo una serie di pompose
citazioni sulla storica etica del partito: "... dai, chiudiamola qui
- dicono - si tratta di momenti concitati e non vale la pena di
arrivare a tanto".
Non ti adegui, non
accetti? Allora la denuncia di tesseramento falso arriverà dal
magistrato vero. Tutto, almeno nel caso raccontato, si risolverà nel
più assoluto nulla, ma sono passati anni e il congresso contro il
quale ricorrevi è ormai negli archivi della storia. Non entrate nei
partiti, sono mafiosi e senza scrupoli. |
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11.12- Un passo alla volta verso la via d'uscita Ti
racconto la politica 41 (il
quorum)
Cos'è il "quorum"? Dal latino, la traduzione è "dei quali". Nel
nostro caso è la percentuale di presenze, rispetto agli iscritti di
un partito, che
rende valido un congresso.
Sono le dieci di domenica mattina e
inizia ad arrivare un po' di gente. In base ai seimila iscritti,
occorrerebbe un quorum di tremila presenti più uno, ma noi sappiamo che metà degli iscritti sono falsi (capitoli. 5 e 6).
Ammesso e non concesso, le tremila tessere non false comporterebbero
un quorum di 1500 presenti più uno, ma non ci siamo ancora.
Nonostante i pacchettari si diano un gran daffare, su ben seimila
iscritti, vedremo a congresso pochissime centinaia
di persone; è per questo motivo che alle dieci scatta il meccanismo della
seconda convocazione. Lo statuto parla di un quorum del 51%, ma,
in deroga, la seconda convocazione rende libera la percentuale di
convalida; così, la stampa scriverà di un congresso valido e ciascuno,
come sempre, penserà quello che gli pare.
Alle dieci e qualche minuto il congresso inizia.
La gente accorsa siede
in sala. Un rappresentante dei padroni del partito prende la parola
e propone agli
astanti i nomi a cui attribuire i ruoli di presidente,
segretario, verbalizzante e .... dell'assemblea.
Le mani si alzano e il gioco è fatto. |
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17.01- Un passo alla volta verso la via d'uscita Ti
racconto la politica 42 (cronaca
di un congresso)
Il congresso è finalmente aperto e con esso la
grande farsa. La regia è impeccabile. La sala è scelta in modo che
qualcuno resti in piedi: trenta posti a sedere se si prevedono
quaranta persone oppure cento se si prevede che partecipino in
centodieci oppure duecentocinquanta posti se di persone se ne
prevedono trecento e così via; con questo "trucco del mestiere", in
ogni caso, i giornalisti scriveranno di una sala piena. Davanti alle
file dei posti a sedere, c'è quasi sempre un palco rialzato con
sopra un podio e un largo tavolo dove prenderanno posto i padroni
dei pacchettari ovvero il segretario provinciale, altri dirigenti di
partito e gli onorevoli e i senatori e altri. Di lato, sopra o sotto
il palco, c'è il tavolo riservato alla stampa e, dall'altra parte,
c'è quello riservato alla segreteria del congresso. Poi c'è la
verifica poteri, i seggi, la reception e altri "minienti", pronti a crearti ogni "intoppo" burocratico se
per caso partecipi al congresso da elettore con tanto di diritto, ma
anche da disobbediente che non si è adeguato alle mafiose regole
della farsa. Nessuno s'illuda: nei congressi dei partiti non esiste
la democrazia e se non ti adegui, ti fanno fuori in ogni modo e
senza scrupoli di sorta. Ok, facciamo che sia tutto pronto e
tralasciamo di descrivere gli altri mille ritocchi della perversione. Come si diceva, ora
qualcuno prende la parola dal palco affinché si
nomini il presidente dell'assise, il segretario e altri addetti,
proprio come predisposto nel famoso "tavolino pilota" dei capitoli
precedenti. |
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19.01- Un passo alla volta verso la via d'uscita Ti
racconto la politica 43 (cronaca
di un congresso)
Il dirigente di partito che è salito sul palco, prende
la parola davanti all'assemblea; ma chi è la gente che è seduta in
sala?
Quella gente è "la crema della crema" di tutti i
tesserati. I congressi eleggono i dirigenti di partito e sono
proprio i dirigenti che a loro volta si inseriscono e inseriscono
gli uomini nelle istituzioni e nei postifici ... ricordate? Dal
potere legislativo a quello esecutivo, dai burattinai d'ogni settore
ai burattini di turno, tutto prende forma lì, proprio nei congressi
... ma pochi lo sanno. In quella sala, se anche si vedessero
presenti tutti i tesserati, si conterebbe meno dell'uno per
cento della gente, ma l'elenco dei tesserati (vedi i minicapitoli
cinque, sei e dodici) è sempre un concetto vago e siccome la seconda
convocazione accetta qualsiasi percentuale, alla fine, in quella
sala, si contano presenze che rappresentano il Popolo in misura
dello zero virgola per cento e questa, a parte che tutto è artefatto
e controllato, è la democrazia. In quella sala, comunque, sono
seduti delinquenti, corrotti e aspiranti corrotti, più qualche
eterno ingenuo e qualche disobbediente attorniato da corrotti che
prima o poi andrà via sconcertato.
Il sistema per acclamare il presidente
dell'assise, il segretario e altri a secondo dei congressi, è assai
semplice ... chi è salito sul palco propone i nomi, proprio come
fissato nel tavolino di controllo dei congressi, e l'immorale
assemblea li acclama.
Nel prossimo capitolo vedremo come si presentano
le liste. |
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20.01- Un passo alla volta verso la via d'uscita Ti
racconto la politica 44 (cronaca
di un congresso)
Il
presidente dell'assemblea (così si chiama l'assise del congresso),
il segretario e quant'altro, sono stati "eletti" dagli astanti; ora
occorre fissare gli orari d'apertura e chiusura per la
presentazione delle liste. La presentazione dovrebbe
essere possibile dal momento in cui il congresso è dichiarato aperto, ma
nei partiti la democrazia è considerata un
rischio e, dunque, si devono mettere in atto i soliti trucchetti. Il
tavolino aveva fissato il tipo di congresso: "unitario" (quasi
sempre), a "liste concordate" (talvolta), a "liste contrapposte"
(quasi mai), ma c'è una lista, detta "ufficiale", che il partito
presenterà per prima ... si deve controllare tutto e non è possibile
che all'ultimo minuto saltino fuori delle liste non autorizzate dal
famoso tavolino. Ce ne sono tanti, ma uno stratagemma è questo: si
stabilisce che la lista ufficiale del partito sia la prima e la sua
presentazione
segnerà il termine d'apertura per la presentazione delle altre
liste eventuali. La
proposta è fatta, gli astanti alzano la mano e approvano, ma quale
sarà l'orario di chiusura?
"Cari amici o compagni (o
altro), abbiamo concordato quasi tutto, ora apriamo il dibattito e
tra un po' fisseremo l'orario di chiusura della presentazione delle
liste". Alle undici circa il dibattito è dichiarato aperto. Dirigenti, senatori
o deputati, i primi relatori sono dei
"tromboni" che parleranno fino a sera. Quando
arriva la lista ufficiale? Quando si fissa il termine di chiusura
della presentazione delle liste? Che fine ha fatto il seggio delle due signore
che non sono più scrutatrici? |
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25.01- Un passo alla volta verso la via d'uscita Ti
racconto la politica 45 (cronaca
di un congresso)
"Abbiamo concordato
quasi tutto" aveva concluso il primo a parlare sopra il palco.
L'orario d'inizio per la presentazione delle liste, però, è vago in
quanto legato alla presentazione della prima lista; quello di
chiusura è più vago ancora. Il fine è di non dare possibilità di
presentare liste non concordate e il trucco c'è. Dopo aver fissato
"quasi tutto", si è avviato il dibattito e, come avete letto, i
"tromboni" hanno iniziato a prendere la parola. Poi, nella tarda
mattinata, se non nel pomeriggio, il presidente dell'assise
interrompe e ricorda che si deve ancora fissare il termine di
chiusura per la presentazione delle liste. Ecco ora che una decina
di complici impostori alzano la mano per proporre un orario. "Alle
11,30"- dice il primo. "No, meglio alle 11,45" - dice l'altro.
"Penso che sia più democratico alle 12,15" - incalza il terzo
impostore ... e si va avanti così finché il saggio presidente,
impostore più degli altri, dice: "Mettiamo tutti d'accordo e
fissiamo il termine di chiusura a un'ora dalla presentazione della
prima lista". Applausi, approvato. I due orari sono fissati senza
essere fissati e questo è un altro passo dell'indecente danza della
politica e del potere dei partiti.
Finalmente è arriva la
lista ufficiale. Adesso c'è un'ora di tempo per presentare le
altre eventuali liste ... magari! Deve essere controllata la regolarità
statutaria della lista appena pervenuta e quindi si mette in moto la
burocrazia. Le liste vanno presentate una per volta e le eventuali
altre sono in coda.
Che fine ha fatto il seggio delle due signore
che non sono più scrutatrici? |
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